QUANDO I “SE” E I “MA” TI LOGORANO ED ESAURISCONO LE TUE ENERGIE


<<Se mi fossi accorto/a prima della malattia, forse sarebbe andato tutto diversamente>>. Questa è un pensiero che un familiare ha condiviso con me l’altro giorno, sul quale mi preme condividere delle riflessioni.


Non è la prima volta che ho avuto modo di ascoltare frasi di questo tipo da parte di un caregiver, ma mi ha colpito, sia perché ho sentito tutta la sofferenza di questa moglie per suo marito sia soprattutto perché la ripeteva continuamente durante il colloquio. E la sua sofferenza, mi diceva, era la conseguenza di un SENSO DI COLPA PROFONDO E ANGOSCIANTE.


Questa moglie aveva già fatto dei percorsi psicologici e partecipato a dei gruppi di aiuto mutuo aiuto. Era così riuscita a fare un po’ di chiarezza dentro se stessa e sapeva benissimo che ragionamenti del genere non erano certamente d’aiuto per lei. Mi diceva: <<lo so dottore che con i se e con i ma la storia non si fa! Ma è più forte di me, cado e ricado in questi pensieri e mi sento in colpa per quello che potevo fare>>.

Può capitare perciò che ad una consapevolezza più mentale (nella testa), non corrisponda un ascolto di tipo emotivo. Può succedere, cioè, di capire tutti i meccanismi e i ragionamenti di una cosa, ma a livello emotivo di fare tanta difficoltà ad entrare in contatto con le emozioni sottostanti quei pensieri. Oppure, si possono capire i ragionamenti e le emozioni (sembra strano ma vi assicuro che accade), ma non si entra in contatto con queste ultime, cioè non le si accetta e non si sta con loro.


E solo per un motivo…perché ci fanno soffrire.


Quindi, questa signora faceva molta fatica a stare con la sua sofferenza e con il suo dolore: aveva compreso i suoi sentimenti a livello razionale, ma non li aveva accettati a livello emotivo.


Questi meccanismi non fanno altro che alimentare la sofferenza, perché portano spesso la nostra mente e il nostro cuore nel passato, creando scenari immaginari che non hanno senso (siamo nel passato). Inoltre, generano sensi di colpa, che a loro volta danno origine a forte frustrazione, in quanto siamo consapevoli di non aver nessuna possibilità di cambiare ciò che è stato.


Un circolo vizioso molto devastante per il proprio benessere e soprattutto perché mina l’amore per noi stessi.


Cosa si può fare quindi?

Innanzitutto, c’è da premettere che ogni “storia individuale” necessita di essere contestualizzata in maniera specifica. Ma, in linea di massima, sono stati d’aiuto per diversi familiari le seguenti strategie:

  1. Disinnescare la trappola mentale del “se …., allora” attraverso la consapevolezza e l’attenzione, portando l’attenzione sul presente, sul qui ed ora quando ci accorgiamo di andare nel passato;

  2. Accettare il nostro dolore e la nostra sofferenza, dando il permesso a noi stessi “di stare con queste emozioni”;

  3. Condividere questi vissuti con gli altri, chiedendo anche il loro supporto.

Questa moglie mi ha espressamente detto che sa già che farà molta difficoltà ad accettare il suo dolore, perché è da tempo ormai che soffre per svariati motivi. Ma, mi ha puntualizzato: <<Io mi impegnerò con tutta me stessa, perché non voglio essere schiacciata dai miei sensi di colpa. Forse soffrirò per altro, ma non per qualcosa che non posso più far niente e che ormai è passato>>.


E’ stato un bellissimo incontro e un privilegio incontrare questa anima.

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