PRENDERSI CURA DI SE’: DAL “FARE” ALL’ASCOLTO DI SE STESSI

PRENDERSI CURA DI SE’: DAL “FARE” ALL’ASCOLTO DI SE STESSI



Un mese fa, un familiare mi ha chiesto di intraprendere un percorso, perché si sentiva logorato e insoddisfatto della sua vita. Quotidianamente e per molte ore della giornata, era occupato a prestare cura alla moglie malata di demenza da ormai quattro anni e nonostante incontri di auto mutuo aiuto e le conoscenze sulla malattia, non riusciva a trovare un equilibrio.


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Durante il primo colloquio, dopo una prima fase di ascolto e brevi scambi, mi sono rivolto a lui con una domanda: <<Si prende cura di se stesso? E se sì, come?>>. Mi ha risposto quasi istantaneamente:<< Ma certo! Mi hanno detto tante volte di ritagliarmi del tempo per me. Infatti, ogni tanto vado al bar oppure faccio delle passeggiate o vado a mangiare una piazza con gli amici>>. Allorché, ho continuato a chiedere:<<E si sente bene? Funziona?>>. E lui un po’ sconsolato mi ha risposto:<<In parte sì. Cioè, lì per lì, poi dopo ripiombo nella stessa situazione di prima>>. Ho atteso un po’, prima di chiedere infine:<<Ma si è mai preso cura delle proprie paure, delle proprie fragilità? Si ascolta mai profondamente?>>. Il suo volto è totalmente cambiato. E’ rimasto qualche minuto in silenzio. Qualcosa in lui aveva fatto un click.


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Verso la fine del percorso, questo familiare mi ha confidato che, in quell’occasione, ha “sentito” qualcosa dentro di lui. Mi ha detto: <<Avevo tanta paura di dare voce alle mie paure e ai miei sentimenti. Sentivo delle cose, ma ho voluto soffocarle. Facevo molta difficoltà a prendermi realmente cura di me>>.


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Cosa s’intende allora “Prendersi cura di sé”?

Significa sicuramente “fare” delle attività (di qualsiasi natura) che ci piacciono, perché hanno un impatto positivo sul nostro benessere. Ma, per usare un’analogia, fermarsi solo a questo è come usare un farmaco: si ha un beneficio temporaneo e sul sintomo superficiale, ma la problematica profonda da cui origina questo sintomo rimane.


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Per prendersi realmente cura di sé (e di conseguenza degli altri) dunque è necessario intraprendere un viaggio dentro se stessi, che richiede di entrare in contatto con le proprie fragilità e insicurezze, allo scopo di dare voce alla rabbia, ai sensi di colpa, alla tristezza e alla paura e per poter soddisfare i nostri bisogni più intimi.


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Non è una strada semplice da percorrere, anzi, è difficile e a tratti dolorosa e non tutti sono disposti a percorrerla.

Io ho scelto di percorrerla tanti anni fa e continuo ogni giorno a fare dei piccoli passi.

Anche i familiari che ho seguito e continuo a supportare durante i miei percorsi hanno scelto di prendersi cura delle loro paure e fragilità, con grandi risultati e risvolti positivi sulla loro vita.


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Perché in fondo:


. . . quando ci si prende cura di una persona malata di demenza, ci si prende cura anche di noi stessi.

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