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🌈“Non posso piangere, perché se mi vedono le mie figlie si arrabbiano"


Il Sig. V. è un caregiver, che si prende cura di sua moglie da ormai diversi anni. . Sua moglie, oltre a convivere con la demenza da circa quattro anni, soffre anche di una malattia immunitaria molto grave, che l’ha costretta ormai da alcuni anni a rimanere sempre nel letto. . E’ un familiare con cui ho svolto la chiamata di svolta gratuita alcuni giorni fa, perché è interessato a intraprendere il percorso #riprenditilatuavita, attraverso cui guido le persone che si prendono cura di un loro caro e che si sentono logorate e impotenti di fronti alla malattia, a smettere di rimuginare e a trovare la forza di accettarla, per ritornare a vivere con serenità la propria vita, malgrado tutto. . Durante la chiamata mi ha detto:<<Io non ce la faccio più! Le mie figlie mi sgridano quando piango e io cerco di resistere con tutte le mie forze, ma è veramente dura. Non basta che combatto ogni giorno contro me stesso per non piangere davanti a mia moglie: ora, anche quando ci sono loro. Sono anni che combatto per cercare di non mollare mai: sono completamente esaurito e mi sto accorgendo che la mia vita sta andando ormai in frantumi>> . Un pensiero forte, profondo, che va dritto nel cuore: il suo grido di aiuto era veramente assordante! . Tutti i familiari che ho avuto il piacere di supportare durante questi lunghi quindici anni di lavoro e i miei clienti del percorso #riprenditilatuavita hanno sempre avuto un grande bisogno di gridare il loro dolore, ma spesso lo soffocano, lo bloccano solo per una ragione: perché devono combattere! . Combattono ogni santo giorno per tenere a bada i loro pensieri e le loro emozioni . Combattono per tenere unita la loro famiglia . Combattono per nascondere come si sentono sul posto di lavoro . Combattono sempre… . Se anche tu sei tra questi guerrieri, sappi che ti ammiro tanto, ma ti sarai sicuramente accort@ che questa strategia ha un dazio da pagare immenso . Perché, se nel breve periodo, combattere è necessario per reagire alla tempesta che è stata la malattia del tuo caro, a lungo andare un atteggiamento del genere non solo comporta uno sfinimento fisico e mentale, che si trasforma spesso in problemi di salute, ma porta anche a tantissimo dolore, solitudine e ad una vita vissuta in funzione della malattia e non in base ai propri valori e desideri . Resistere a quella tempesta è come cercare di tenere chiusa a forza una pentola a pressione: prima o poi la pressione sarà così alta che sarà impossibile da tenere a bada . Ed è quello che sta succedendo al Sig. V.: per anni ha cercato di tenere a bada le sue emozioni, di ricacciare dentro di sé tutto il suo dolore, ma ora non ci riesce più, perché è troppo . L’unica soluzione, quindi, che gli è rimasta è di entrare in contatto con quel dolore, di accoglierlo e accettarlo per fare spazio a qualcos’altro nella sua vita, in cui possa impegnarsi ad agire in modi che lo faranno sentire vitale, sereno e pieno di energia, malgrado la malattia di sua moglie . E la sua scelta l’ha fatta, perché a breve inizierà il suo percorso #riprenditilatuavita. . Se anche tu stai combattendo e stai resistendo a tutto ciò che la malattia del tuo caro ha implicato, ti invito a prendere in considerazione ciò che permesso a diversi miei clienti del percorso #riprenditilatuavita di ritrovare la loro serenità nonostante tutte le difficoltà: iniziare cioè a valutare che c’è un altro modo per affrontare tutto questo marasma, un nuovo modo di approcciare a te stesso e alla malattia del tuo caro, basato sull’accettazione, sulla gentilezza e l’amore . Questo atteggiamento ha aiutato, ad esempio, la Sig.ra S. (ecco il link della sua audiointervista: https://www.facebook.com/pietro.caputo.1048/videos/609043713909873)


a riprendere in mano la sua vita, dopo anni di continue lotte con la malattia e con se stessa, che stavano letteralmente mandando in frantumi la sua serenità e felicità . Perché, alla fine, l’unico modo per vincere questo tiro alla fune con la malattia e il dolore non è altro che darsi il permesso di lasciare finalmente quella maledetta corda . Un grande abbraccio

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Pietro


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