QUANDO SI HANNO TROPPE COSE DA FARE E “NON C’E’ TEMPO” PER PRENDERSI CURA DI SÉ



Durante un colloquio con una moglie, che si prende cura di suo marito affetto da demenza da circa un anno, sono rimasto colpito dall’enorme carico fisico, psicologico ed emotivo che la signora porta su di sé. Ho cercato di comprendere se lei fosse consapevole del suo stato e dalle risposte traspariva una certa consapevolezza.

Malgrado ciò, alla semplice domanda: “Cosa fa per lei? Come si prende cura di lei?” è calato un silenzio sordo.

La signora è andata in tilt. Poi, mi ha rivolto uno sguardo contrariato e mi ha risposto “Io non ho tempo per prendermi cura di me. Ho troppe cose da fare”.

E’ una risposta che ho sentito tantissime volte, ma che nasconde significati diversi a seconda della persona che la esprime.

. . . .

A prescindere da questo, ciò che mi preme ora sottolineare è che malgrado la situazione complessa, questa moglie ha deciso di sacrificare i suoi bisogni e soprattutto di trascurare se stessa per dedicarsi a suo marito e alla sua famiglia: “alle tante cose da fare.”


. . . . .


Il risultato è un disastro. Lei spesso si sente arrabbiata, triste e frustrata e la relazione con suo marito malato di demenza è caratterizzata da scoppi d’ira, nervosismo e tensione. In più, il marito presenta severi disturbi del comportamento: agitazione, ansia, labilità emotiva, disturbi del sonno.

In questo caso specifico, mi sono permesso solo di farle due semplici domande: “Tra le troppe cose da fare, ce n’è una che può fare in un secondo momento?” E al posto di questa, è possibile inserire qualcosa, qualche attività che le farebbe molto piacere?”

Non è stata in grado all’inizio di rispondere, le cose da fare erano tutte importanti. Dopo diversi tentativi e un po’ di tempo, ha avuto una specie d’illuminazione e mi ha detto:<<Però forse questa la posso fare dopo. Al suo posto, mi piacerebbe tanto fare una passeggiata al mare>>.

Questa moglie ha deciso quindi di dedicare 30 minuti del suo tempo, due volte alla settimana, per fare una passeggiata al mare, da sola, alle sei della mattina.

Non so come è andata, la vedrò tra tre settimane, ma sono sicuro che starà meglio e questo lo posso affermare con certezza, perché quando ha scelto di mettere in secondo piano una cosa e di fare quella passeggiata il suo volto si è illuminato e ha sorriso.

Se ci sono tante cose da fare che non ci permettono di prenderci cura di noi, facciamo lo sforzo di:

metterne “solo una” in secondo piano, da fare dopo;

fare una cosa che ci riempie il cuore di gioia, anche per pochi minuti.


. . . . .


Ne gioverà la nostra salute e il nostro benessere e sarà più felice la persona che ha bisogno delle nostre cure.

1 visualizzazione0 commenti